Bivaccando nel groviglio

Dopo l’ultimo post mi sono fatto prendere la mano dal deep surfing e mi sono un po’ perso nel groviglio. Perciò, invece di tornare al campo base, ho deciso di bivaccare e raccontare come è nato questo blog.

La storia inizia un giorno di maggio del 2006. Sulla prima pagina di Repubblica – allora ero ancora un lettore piuttosto assiduo del giornale trovai uno strano scritto di Alessandro Baricco: era la prima puntata di un’originale feuilleton saggistico che parlava dei Barbari, una razza di mutanti culturali che sta invadendo, dall’interno, il nostro mondo. Non me ne persi una puntata (un po’ sulla carta, un po’ sul web e in seguito leggendo libro), perché toccava temi che mi appassionavano e lo faceva in un modo molto stimolante e provocatorio: con la sua ben nota abilità affabulatoria, Baricco spiegava il modo di pensare dei barbari quasi mimandolo; ma proprio l’efficacia retorica mi lasciava un retrogusto d’insoddisfazione.

E così, quando, un paio d’anni fa, decisi di riprendere gli articoli di sociologia della cultura che avevo scritto per la rivista Link, pensai di aggiornarli partendo proprio da un commento critico al “saggio sulla mutazione” (è questo il sottotitolo de I barbari, pubblicato da Feltrinelli nel 2008).

Mal me ne incolse!

Proprio come, per i barbari, un libro ha senso solo in quanto “sistema passante”, cioè esperienza che genera energia, movimento, accelerazione, così per me I barbari divenne un irresistibile “sistema passante”: mi scatenò la frenesia del surfer, ma di un tipo molto diverso da quello descritto da Baricco. I suoi barbari sono rivoluzionari della superficialità, refrattari all’insopportabile perdita di tempo di uno scavo in profondità: per loro conoscenza ed esperienza hanno senso solo se diventano sequenza, velocità, movimento ininterrotto. Come nel surfing, appunto. Il mio surfing sui generis invece era mosso da un’acribia tutta profondista, un desiderio di scavare, capire, cercare dietro le apparenze. Un surfing sotto la superficie, che ha riempito di letture e navigazioni oltre un anno di vita; e il mio computer di centinaia di files (commenti, schede di lettura, scoperte nel web, testi… Ne pubblicherò qualcuno prossimamente).

Ho capito così che la contrapposizione valoriale superficie-profondità attorno a cui ruota il saggio di Baricco non rappresenta due modi di conoscere radicalmente diversi, perché la conoscenza (come ho già accennato nella presentazione del blog) è sempre “surfing” cioè sequenza di segni, percorso di interpretazioni, surfing degli interpretanti nel groviglio.

Da qui è nata l’idea di deepsurfing.

Avevo dunque preparato tutto per aprire il blog quando, surfando in libreria, mi sono trovato sotto il naso La stanza intelligente di Weinberger. Altro che barbari! Il nuovo modo di conoscere non è superficiale, ma supersociale: grazie all’ipersemiosi, il surfing della conoscenza può diventare un enorme gioco di squadra! Ora potevo vedere in una luce migliore uno dei nodi che avevo cercato di dipanare. E così, invece di raccontare il groviglio esplorato a partire da I barbari, ho cominciato il blog parlando del libro di Weinberger. Sono riuscito a mantenere saldamente la barra del timone e ne ho distillato i cinque post pubblicati finora. Poi sono finito fuori rotta.

Ed ora eccomi qua, accampato in mezzo al groviglio.

Nell’ultimo post avevo esplorato la distinzione tra forma-libro e forma-web. Ed ero arrivato all’idea che la forma lunga tipica del libro non è affatto un modo obsoleto di rappresentare e comunicare la conoscenza. Non più di quanto lo può essere un sentiero nel bosco o la mappa di una regione poco conosciuta. Ma nelle argomentazioni di Weinberger avevo sentito altri punti pruriginosi che, dopo una grattatina, avevano mostrato altri fili e altri sentieri annodati al profondo del groviglio. 

Di sentiero in sentiero, mi sono ritrovato in mezzo a una gran matassa di nodi. (Situazione apparentemente opposta a quella necessaria al moto perpetuo del surfer barbaro; ma non se si considera che l’onda della semiosfera è frattale e che un deepsurfer è come Ant-Man e sa adattare le sue dimensioni ai vari livelli frattali della ricerca, muovendosi anche nella spuma microscopica di una sola idea).

Il primo nodo che ho cominciato a dipanare è un’idea suggerita en passant da Weinberger proprio all’inizio del capitolo sulla forma libro vs forma web: l’idea che sia stato il ragionamento basato sulle catene inferenziali della logica (il cui prototipo è  il sillogismo aristotelico) a portarci a identificare la conoscenza con la forma lunga e quindi a idolatrare il libro. C’è qualcosa che non va in questa idea, ma per capirlo bisognerebbe indagare il rapporto tra logos, logica, linguaggio e scrittura: un tema filosofico immenso! Lo avevo appena sfiorato citando Derrida. E allora, per fare un po’ di deepsurfing sul pensiero di Derrida, ho trovato un’utile mappa tracciata da Maurizio Ferraris con la sua Introduzione a Derrida.

Il logocentrismo contro cui teorizza Derrida è il frutto di una rimozione, la rimozione della scrittura come iscrizione, come traccia (che per Derrida svolge, in un certo senso la stessa funzione del trascendentale per Kant, è cioè condizione di possibilità dell’esperienza). La traccia di Derrida non è altro che il segno come pura differenza, come impossibilità della presenza assoluta del senso, come continuo rinvio a qualcosa che non c’è più.

Come si vede, la traccia di Derrida ci porta troppo lontano. Anche se Landow ne fa un profeta dell’ipertesto e se il primo capitolo della Grammatologia s’intitola “La fine del libro e l’inizio della scrittura”, Weinberger ha fatto bene a tenersene alla larga parlando della forma libro. Ma c’è dell’altro.

Psicanalizzando” la filosofia occidentale e facendo emergere la grande rimozione della scrittura-traccia, Derrida ha messo a nudo una gerarchia nascosta di valori. All’inizio della Grammatologia Derrida lo dice chiaramente: il logocentrismo, “metafisica della scrittura fonetica”, è “il più originale e il più potente etnocentrismo”. Ecco, io credo che questa decostruzione etico-politica della razionalità greca (platonica) rischi di confondere la giusta demistificazione della metafisica con l’assurda idea che la logica – se non, addirittura, la stessa scrittura alfabetica! – sia uno strumento di dominio dell’Occidente. Ma anche questa ha l’aria di essere un’altra matassa impegnativa.

Il mio istinto di deepsurfer mi suggerisce perciò di tornare indietro, risalendo il filo sino al nodo citato prima: è davvero il ragionamento inferenziale-sequenziale ciò che origina la forma lunga del libro e che è stata messa in una crisi salutare dalla reticolarità del sapere?

Lascio la domanda in sospeso perché, per ora, rimango qui, a bivaccare. Aggiungo solo un’osservazione, o meglio una meta-osservazione. Nel groviglio mi vien naturale procedere a tentoni: mi lascio condurre dalla curiosità, dall’istinto e dalle mie incerte mappe ipotetiche; ma poi torno indietro, se il filo sembra portarmi lungo un sentiero troppo divergente. Non è tanto per prudenza o paura di perdermi, ma per mantenere un controllo sulla mappa che sto cercando di tracciare, una coerenza nell’esplorazione del labirinto.

Credo che sia questo il deep del mio surfing: un esplorazione controllata del labirinto.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...