Di cosa vivono gli artisti?

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Rahman Hak-Hagir, “An artist should be paid”

Una coincidenza. Molti pensano che le coincidenze non esistano: credono cioè che ci sia qualche misterioso motivo per cui in quel posto, in quel momento, sia successa quella cosa. A me piace pensare che la “magia” del caso sia uno dei modi in cui si manifesta la fantastica capacità di notare/creare relazioni che ha la nostra mente.

Domenica sera ho fatto un salto allo Spazio Nour, per vedere cosa stava combinando il mio amico Mahmud, un artista iraniano che ha grandi intuizioni (ne parlerò prossimamente) e che è un vero magnete di relazioni. Sapevo che aveva organizzato una mostra di artisti internazionali sensibili alle tematiche umanistiche che gli stanno a cuore.

Tra questi c’era uno strano folletto che rideva di gusto e parlava a raffica un inglese un po’ meccanico ma efficace. Si chiama Rahman Hak-Hagir, è un austriaco di origini afgane ed è un performer: inventa e mette in scena bizzarre situazioni, buffi calembour visivi, apparentemente banali, ma carichi di significati che spiazzano i nostri modi di pensare. Nel suo sito ho trovato la semplicissima performance (visibile qui su Vimeo), testimoniata dalla foto d’apertura. Mi ha colpito perché da un po’ di tempo sto riflettendo sullo status dell’artista nella nostra economia.

Ed ecco la coincidenza: il giorno dopo sulla Repubblica esce un articolo di Adam Gopnik (preso dal New Yorker) che parla proprio di arte e denaro. Le sue argomentazioni meriterebbero una lunga discussione. Per ora mi limito a riportare la frase con cui finisce:

C’è qualcosa di inquietante in una società in cui sembra sia rimasta così poca immaginazione da non trovare modi che consentano di condividere ancora gli orizzonti democratici delle possibilità umane che l’arte un tempo simboleggiava. Nel frattempo, diamo almeno una mancia allo chef” (trad. mia).

Lo chef ovviamente è l’artista, il cui piatto, dice Gopnik, “rimane misteriosamente squisito anche dopo anni che è stato servito”.

Insomma, come mostra Rahman Hak-Hagir, gli artisti dovrebbero essere pagati.

Gli artisti. Non solo le case d’asta e i mercanti d’aura (copyright Dal Lago-Giordano).

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