About me

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Mi chiamo Luigi Bonfante. Sono nato a Cerea, in provincia di Verona, il 2 aprile 1958.

Sono giornalista, autore televisivo, saggista, consulente e produttore pubblicitario. Ma soprattutto: divoratore di libri (saggi), navigatore lento (deepsurfer), appassionato di filosofia, arte, musica.

Ho studiato filosofia a Bologna. Del mio maestro, Enzo Melandri, grande outsider della filosofia italiana, mi piace ricordare l’idea di filosofia come “poetica dell’immaginazione esatta e scommessa sul futuro”.

Il mio CV è su Linkedin.

 

3 pensieri su “About me

  1. Claudio Crapis

    Gent.mo Luigi, se posso darti del tu, sono nato nel 1961 ed ho studiato anch’io a Bologna (primo anno al dams Musica, dove mi sono innamorato della semiotica e poi a lettere Classiche). E sicuramente in Via Zamboni o altrove ci saremo incrociati.Sto lavorando a tempo perso ad un saggio pubblicato da Eco nel 1963 su Rinascita, e visto che sei un appassionato di Benjamin, tra le altre cose, vorrei chiederti aiuto. Ne Il Tempo degli stregoni di Eilenberger (Feltrinelli, p. 33s.) c’è un passaggio per me interessante su Benjamin, ossia grosso modo: l’idea che opere d’arte e oggetti d’uso comune siano segni da decifrare in un rapporto dinamico con tutti gli altri segni, per cui interpretare un segno significa mostrarne il rapporto organico con la totalità dei segni. E pure l’idea che gli oggetti e le figure più marginali e trascurati portino il marchio autentico della totalità sociale. Questi concetti lo avvicinerebbero ad Eco (ed all’idea rizomatica della cultura, cfr. Effetto Aleph…). Ma questa idea in quale scritto di Benjamin la posso trovare secondo te? Non mi sembra in L’opera d’arte nell’epoca nell’epoca della sua riproduciblità tecnica.
    Nel ringraziare comunque, saluto molto cordialmente,
    Claudio Crapis
    claudiocrapis@libero.it

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    1. Luigi Bonfante Autore articolo

      Claudio, l’idea sembra corrispondere al concetto di Kunstwollen elaborato da Riegl, che Benjamin conosceva bene. Affiora anche nell’OAERT, dove Benjamin (citando poco dopo Riegl) scrive: «Nel giro di lunghi periodi storici, insieme coi modi complessivi di esistenza delle collettività umane, si modificano anche i modi e i generi della loro percezione sensoriale. Il modo secondo cui si organizza la percezione umana – il medium in cui essa ha luogo – non è condizionato soltanto in senso naturale, ma anche storico».
      In Riegl il Kunstwollen intende render conto dell’esistenza, nei fenomeni artistici, di una unità di senso. Benjamin traduce questo principio nello “sguardo” che subisce delle mutazioni per opera di una serie di condizioni storicamente determinate.

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