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Deepsurfing: profondità e superficialità. Sembra un ossimoro, ma non lo è, perché parla del groviglio, di cui la rete è un modello in miniatura.

Il groviglio è la mia metafora preferita per quell’universo pluridimensionale, multimediale, intrinsecamente ipertestuale che è stato definito enciclopedia (Eco), rizoma (Deleuze-Guattari), semiosfera (Lotman).

Nel groviglio, il significato di un segno o testo è un altro segno o testo che interpreta il primo da un certo punto di vista, che lo “traduce” e ne allarga la comprensione; un terzo fa lo stesso col secondo e così via, in un movimento continuo e iterabile indefinitamente di segni che interpretano altri segni. È la dinamica della semiosi illimitata teorizzata da Umberto Eco sulla scorta di Charles S. Peirce: “Il criterio di interpretanza consente di partire da un segno per percorrere, tappa per tappa, l’intero circolo della semiosi. (…) il segno è sempre ciò che mi apre a qualcosa d’altro”.1

La conoscenza è “surfing” nell’enciclopedia rizomatica: sequenza di segni, percorso di interpretazioni, surfing degli interpretanti.

Nel groviglio la contrapposizione tra superficie e profondità si dissolve in uno spazio frattale, in cui la ricerca in profondità trova sempre nuove superfici altrettanto complesse. Una vertigine, una mise en abyme, una fuga infinita di superfici.

Deepsurfing è pensare nel groviglio.

1 U. Eco, Semiotica e filosofia del linguaggio, Einaudi, 1984, p. 51-2

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